Camorra, arrestato maresciallo Cc
Avrebbe permesso la fuga di Setola
A permettere la fuga del boss dei Casalesi, Giuseppe Setola, sarebbe stato il maresciallo dei carabinieri, Alfonso Bolognesi. Il comandante della stazione di Pinetamare, nel Casertano, è stato arrestato con l'accusa di essere la talpa che avrebbe aiutato il superlatitante a fuggire. Bolognesi è stato raggiunto da un decreto di fermo della Dda di Napoli che ora è convinta di poter arrestare al più presto Setola.
L'arresto del maresciallo potrebbe portare all'arresto del boss. "Siamo convinti di riuscire a catturare Setola in tempi brevi". Lo dice all'Ansa Franco Roberti, procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli e coordinatore della Dda, dopo l'arresto di Alfonso Bolognesi. "Stiamo facendo terra bruciata attorno a Setola - aggiunge Roberti - individuando tutti i riferimenti che aveva. Siamo convinti di riuscire a catturarlo in tempi brevi".
''Abbiamo raccolto elementi in ordine al fatto che Bolognesi passava informazioni ad alcuni affiliati al gruppo Bidognetti, in particolare a soggetti vicini a Setola. E poi abbiamo anche elementi per ritenere che fosse legato a queste persone, anche attraverso regali e dazioni di denaro'', prosegue Roberti.
Ma ha anche aiutato Setola a scappare? ''Le informazioni non riguardano l'attualita' ma per il passato il collaboratore di giustizia (Oreste Spagnuolo, ndr) riferisce che Bolognesi aveva uno scambio di informazioni con alcuni del gruppo Setola e comunicava anche le notizie sulle operazioni di polizia che sarebbero state fatte''.
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Inviato: Mercoledì 29 Ottobre 2008, 15:32
La classica soffiata del carabiniere al boss di turno.
Di collusi oltre ai politici ovviamente c'e anche chi dovrebbe garantire la sicurezza del cittadino,vir nu poc man a chi stamm......
Magari vedi il carabiniere che con 1000 euro al mese a stento porta la famiglia avanti,e poi un suo collega nelle sue stesse condizioni all'improvviso o vir che cammin che machinun man e vive di agi.
Le percore nere ci sono in tutti i settori purtroppo.
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Inviato: Mercoledì 29 Ottobre 2008, 15:41
Sasà da che mondo è mondo senza corruzione la malavita organizzata non potrebbe fare strada. In tutto il mondo ci sono stati da sempre queste cose.
La camorra è ricchissima e può corrompere tutti e per questo entrare ovunque !
Maroni si sta impegnando per combatterla e distruggerla, io glielo auguro però non credo sia cosi facile. Non è la prima volta che qualcuno fa un pò di pulizia senza però andare al nocciolo del problema, cioè una contemporanea evoluzione socio-culturale fatta di impegno serio e pulito, senza rubare e illudere il popolo
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Inviato: Mercoledì 29 Ottobre 2008, 18:52
Fra i motivi che scoraggiano una vacanza al Sud, sia pure con percentuali modeste rispetto al principale problema indicato in una informazione ancora insufficiente, i turisti stranieri segnalano anche i 'costi elevati', il 'rischio' mafia e camorra, il 'troppo caldo'. Compare anche il capitolo 'sporcizia e rifiuti' (dopo le traversie passate da Napoli) ma in modo abbastanza marginale: il tema preoccupa solo l'8% dei tedeschi, il 10% dei francesi, ed appena il 2% di britannici. La 'munnezza' tornata sotto controllo per ora non fa più notizia.
E' quanto emerge dal sondaggio Confesercenti-Swg che sarà illustrato lunedì a Napoli nel corso di un forum nazionale sul turismo. Mafia e camorra pesano sicuramente sulle fortune del turismo meridionale, ma non fino al punto di depennarlo senza appello dalla lista di possibili vacanze. In linea generale il fenomeno della criminalità organizzata viene considerato un ostacolo per il 60% dei francesi e il 56% dei tedeschi, mentre appaiono più indifferenti i britannici (solo il 28% lo valuta come motivo di dissuasione). Ma se il freno-criminalità viene collegato direttamente ad una futura vacanza personale nel Sud d'Italia, allora sono i tedeschi a diventare i meno timorosi (32%), i britannici li scavalcano (41%) ed i francesi si confermano i più diffidenti (56%).
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Inviato: Mercoledì 29 Ottobre 2008, 22:33
Non mi meraviglio che ci siano camorristi infiltrati anche tra le forze dell'ordine. Sono in politica, figuriamoci tra poliziotti, carabinieri e finanzieri
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Inviato: Giovedì 30 Ottobre 2008, 10:48
Metal Master ha scritto:
La classica soffiata del carabiniere al boss di turno.
Di collusi oltre ai politici ovviamente c'e anche chi dovrebbe garantire la sicurezza del cittadino,vir nu poc man a chi stamm......
Magari vedi il carabiniere che con 1000 euro al mese a stento porta la famiglia avanti,e poi un suo collega nelle sue stesse condizioni all'improvviso o vir che cammin che machinun man e vive di agi.
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Hai perfettamente ragione Sasà.
Ma sti percore che song?
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Inviato: Giovedì 30 Ottobre 2008, 11:38
E' alla base di tutto...l'ho sempre pensato, senza la corruzione
la battaglia alla malavita sarebbe stravinta a mani basse.
Il potere sta' nelle stanze che contano
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Inviato: Giovedì 30 Ottobre 2008, 12:48
mg69 ha scritto:
Metal Master ha scritto:
La classica soffiata del carabiniere al boss di turno.
Di collusi oltre ai politici ovviamente c'e anche chi dovrebbe garantire la sicurezza del cittadino,vir nu poc man a chi stamm......
Magari vedi il carabiniere che con 1000 euro al mese a stento porta la famiglia avanti,e poi un suo collega nelle sue stesse condizioni all'improvviso o vir che cammin che machinun man e vive di agi.
Le percore nere ci sono in tutti i settori purtroppo.
Hai perfettamente ragione Sasà.
Ma sti percore che song?
E un incrocio tra na pecora e na percoc
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Inviato: Lunedì 21 Settembre 2009, 23:52
QUATTRO POLITICI NAPOLETANI COSI’ VICINI AI CLAN
12-09-2009
di Susanna Ambivero
Nicola Casentino, alias “nick ‘o americano”, coordinatore regionale Pdl, deputato e sottosegretario economia finanze: è parente di un boss dei casalesi. Un pentito racconta come gli ha raccolto i voti.
Luigi Cesaro, deputato alla Camera Pdl. Nel 1988 latitante per evitare l’arresto: truffa ai danni dello stato. Assessore al tesoro di un comune sciolto per mafia dal ministro Scotti, oggi sottosegretario governo Berlusconi.
Angelo Brancaccio, consigliere regionale, vice segretario Udeur: nel 2007 arrestato per estorsione, falso, peculato.
Roberto Conte, ex consigliere regionale Pd: un boss racconta come è stato votato in cambio di appalti.
“La Campania è in mano alla camorra”. Questo gravissimo allarme non viene lanciato da una persona qualunque ma da un professionista dell’anti-camorra: il giudice per le indagini preliminari Tullio Morello, Presidente della Giunta Regionale dell’Associazione Nazionale Magistrati di Napoli.
Anche il pm Giovanni Melillo è della stessa opinione; nella relazione della Procura Nazionale Antimafia diffusa nel 2008 il giudice afferma che la camorra è diventata parte integrante dell’economia campana e aggiunge che questa condizione è stata resa possibile grazie al progressivo instaurarsi di uno stretto intreccio tra esponenti della camorra e della pubblica amministrazione. Una sinergia malata che permette alla malavita di rendersi praticamente invisibile allo sguardo altrui.
In teoria la camorra e gli eventi ad essa legati dovrebbero essere affrontati e combattuti dalle istituzioni, malauguratamente in questo frangente questa soluzione non è proponibile in quanto proprio la malavita organizzata, attraverso la politica, governa, decide, comanda e alimenta questa assurda situazione.
Forse è il caso di dirlo senza usare troppi giri di parole: oggi in Campania camorra e politica troppo spesso coincidono.
Per poter uscire da questa impasse e tornare a sperare di riuscire a demolire il sistema camorra è importante che la questione morale diventi una priorità. Solo quando questo obiettivo sarà stato raggiunto si potranno affrontare e risolvere problemi più direttamente legati alla malavita come la dilagante microcriminalità o l’annoso problema legato al ciclo dei rifiuti.
Elencare tutti i casi in cui si configura un ipotesi, e a volte la certezza, di un accordo tra poteri politici e camorra, sarebbe un impresa titanica. Quello che è fattibile è presentare alcuni casi emblematici che stanno vedendo la luce in questo periodo.
ANGELO BRANCACCIO
Consigliere regionale nonché vice segretario vicario dell’UDEUR in Campania.
L’8 maggio del 2007, quando era sindaco di Orta di Atella (Caserta), fu arrestato per i reati di estorsione, falso e peculato. Dopo appena un mese ricevette un secondo mandato d’arresto per abuso d’ufficio, abuso edilizio, scempio ambientale, corruzione e favoreggiamento. Nell’inchiesta confluirono anche altre indagini: una per lesioni personali e minacce che Brancaccio rivolse ai danni di un consigliere comunale di Rifondazione, una per contatti con la camorra del clan dei Casalesi ed un altra per minacce e pressioni ad amministratori e imprenditori”concorrenti”, tutto avvalendosi dell’ausilio della camorra. Dopo aver scontato 20 giorni di carcere e due mesi di arresti domiciliari, l’ex sindaco di Orta di Atella tornò un uomo libero agli inizi del settembre 2007. Poco dopo fu riammesso anche in consiglio regionale.
Venne arrestato nuovamente nel maggio 2008, nel corso di un’operazione compiuta dai Carabinieri del comando provinciale di Caserta su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere in collaborazione con la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. L’accusa fu di estorsione, corruzione, peculato, reati contro la pubblica amministrazione e contro il patrimonio.
Con questi capi d’imputazione Brancaccio è stato rinviato a giudizio per il 17 novembre prossimo davanti alla II sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Nei giorni scorsi l’onorevole ha annunciato di voler lasciare l’incarico alla regione per tornare alla provincia, così da poter seguire il territorio più da vicino.
ROBERTO CONTE
Ex-consigliere regionale della regione Campania nelle file del PD.
Il capo clan Giuseppe Misso, attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia, afferma che i voti necessari all’elezione di Conte per compiere il salto di qualità da membro della provincia di Napoli a componente del consiglio della regione Campania furono procurati dalla camorra che, come si sa, detiene il controllo sul voto di molti cittadini. L’onorevole, in cambio del favore elettorale, avrebbe promesso l’assegnazione di numerosi appalti a ditte segnalate dai clan.
Il tribunale di Napoli il 4 giugno 2009 ha emesso la sentenza di colpevolezza per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e ha condannato il consigliere alla pena di due anni e otto mesi di reclusione.
A seguito di questa sentenza Roberto Conte è stato sospeso dalla carica di consigliere regionale a decorrere dalla data del 7 settembre 2009.
LUIGI CESARO
Deputato alla Camera con il PdL, presidente della provincia di Napoli
Nel 1988, mentre ricopriva la carica di assessore al bilancio del Comune di Sant’Antimo, suo paese natale, sfuggì all’arresto che era stato spiccato a seguito di una truffa ai danni dello Stato perpetrata in accordo con i clan locali, dandosi latitante.
Terminato il periodo di latitanza riuscì a riabilitarsi e rientrò nel consiglio comunale di Sant’Antimo in qualità di assessore al tesoro. Nel 1991 fu nuovamente coinvolto nelle indagini per lo scioglimento per infiltrazioni di tipo mafioso del Comune. Di nuovo il politico si rende irreperibile. Nella relazione che sancisce lo scioglimento firmato dal ministro dell’interno Vincenzo Scotti si legge “ visto che il consiglio comunale … presenta collegamenti diretti ed indiretti tra parte dei componenti del consesso e la criminalità organizzata … constatato che la chiara contiguità degli amministratori con la criminalità organizzata ha creato una perdurante situazione drammatica nella vita amministrativa e politica dell’ente … la cointeressenza tra amministratori pubblici e malavita si coglie soffermandosi sugli accordi in materia di appalti tra il clan dei Verde, che operano attraverso la cooperativa “raggio di sole” di cui sono soci i fratelli Aniello, Raffaele e Luigi Cesaro”.
Il pentito di camorra Gaetano Vassallo, l’imprenditore che per vent’anni ha gestito il traffico di rifiuti tossici per conto dei boss casalesi, afferma che l’onorevole Cesaro è stata persona di fiducia dell’ex boss Francesco Bidognetti, alias Cicciotto ‘e Mezzanotte, il super boss condannato all’ergastolo nel processo Spartacus. Vassalo dice “Mi spiegarono che Luigi Cesaro doveva iniziare i lavori presso la Texas di Aversa e che in quell’occasione si era quantificata la mazzetta che il Cesaro doveva pagare al clan. Inoltre gli stessi avevano parlato con il Cesaro per la spartizione degli utili e dei capannoni che si dovevano costruire a Lusciano attraverso la ditta del Cesaro sponsorizzata dal clan Bidognetti”.
Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli hanno trovato numerose conferme al quadro delineato da Vassallo e Cesaro è attualmente indagato nell’ambito del maxi-processo per lo scandalo dei rifiuti in Campania.
NICOLA COSENTINO (alias Nick ’o Americano)
Deputato alla Camera è coordinatore regionale de Il Popolo della Libertà in Campania e sottosegretario di Stato all’economia e alle finanze.
E’ parente acquisito del boss del clan dei casalesi Giuseppe Russo, detto Peppe O’ Padrino. Nel 2000 il pentito Carmine Schiavone racconta ai magistrati dell’Antimafia di essere un intimo amico dell’onorevole e di essere intervenuto personalmente per assicurargli i voti procacciati dalla camorra. Queste accuse non devono essere completamente destituite di fondamento in quanto i giudici le hanno usate come motivazione nella condanna a carico dello stesso Carmine Schiavone. Nella relazione della Corte d’assise si legge: “Gli appoggi del clan si sarebbero divisi tra Aldo Riccardi e Nicola Cosentino, candidato nelle liste del Psdi, sostenuto personalmente da Carmine Schiavone”. E aggiungono che “il sodalizio era prevalentemente interessato a determinare la formazione di amministratori locali, attraverso cui esercitare il controllo degli appalti pubblici”.Il sodalizio, ovviamente, sono i casalesi.
Sono di questo periodo le incredibili affermazioni dell’onorevole Cosentino che pubblicamente afferma “Anticamorra spesso nelle nostre parti ha il significato di lasciare le cose come stanno, senza dare un futuro di investimenti alle nostre terre. Casale deve potere attrarre investimenti, ma dico al partito anticamorra che colpire indistintamente coloro che fanno non ha senso. Se bisogna fare, bisogna capire che questa è una terra difficile…”
Alle accuse mosse da Schiavone nei confronti di Nicola Cosentino ne sono succedute altre. Il boss Dario De Simone lo accusa apertamente di essere una “persona a disposizione del clan dei Casalesi”.
Il boss Berando Cirillo afferma che Cosentino gli fu presentato negli anni ‘80 come uno dei rappresentanti del Clan Bidognetti nel mondo istituzionale e che quindi la sua candidatura alla provincia doveva essere favorita.
Il pentito Michele Froncillo lo accusa di avere legami con il boss Raffaele Letizia.
Il pentito Domenico Frascogna afferma che Nicola Cosentino era la persona designata per recapitare i messaggi diretti a Sandokan, lo storico boss degli Schiavone.
Sotto osservazione sono anche i rapporti dell’onorevole con i fratelli Orsi, proprietari della società ECO4 e esponenti di spicco dell’imprenditoria camorrista.
Il pentito Vassallo ha accusato l’onorevole di aver un ruolo di primo piano nel riciclaggio abusivo di rifiuti tossici e che l’onorevole Cosentino ha ricevuto, davanti a lui, una busta contenente una tangente di 50mila euro.
Cosentino è attualmente indagato dalla magistratura.
Non si capisce perché tutte queste vicende, che sono supportate da solidi indizi, restano ai margini della cronaca giudiziaria italiana mentre la notizia che comuni cittadini alzano la testa e protestano, come sta accadendo in questi mesi in molte comunità interessate direttamente alle vicende legate alle discariche, venga riportato da molti media usando termini di biasimo verso la cittadinanza.
Sembra che venga moralmente accettato che una comunità intera possa venir intimorita con l’utilizzo dell’esercito per le strade da parte di quello stesso governo che viene rappresentato localmente da uomini in forte odore di camorra
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Inviato: Martedì 22 Settembre 2009, 0:38
LUIGI CESARO
Deputato alla Camera con il PdL presidente della provincia di Napoli
Nel 1988, mentre ricopriva la carica di assessore al bilancio del Comune di Sant’Antimo, suo paese natale, sfuggì all’arresto che era stato spiccato a seguito di una truffa ai danni dello Stato perpetrata in accordo con i clan locali, dandosi latitante.
Nel 1991 fu nuovamente coinvolto nelle indagini per lo scioglimento per infiltrazioni di tipo mafioso del Comune. Di nuovo il politico si rende irreperibile.
.......................................................... Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli hanno trovato numerose conferme al quadro delineato da Vassallo e Cesaro è attualmente indagato nell’ambito del maxi-processo per lo scandalo dei rifiuti in Campania.
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Inviato: Martedì 22 Settembre 2009, 12:22
Ma è risaputo da anni e anni che la camorra sta sulle sedie di chi governa.
Saviano insegna
Che poi il presidente della provincia nun s' po proprio snetire, almeno Di Palma è un medico ed è almeno presentabile. Che poi non è un criminale
Che poi mi chiedo il capo del governo più proficuo di sempre non vede che ci stanno ste persone schierate affianco a lui ???
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Inviato: Martedì 22 Settembre 2009, 12:43
[ PerFeTTo ] ha scritto:
Che poi mi chiedo il capo del governo più proficuo di sempre non vede che ci stanno ste persone schierate affianco a lui ???
Ma è risaputo da anni e anni che la camorra sta sulle sedie di chi governa.
Saviano insegna
Che poi il presidente della provincia nun s' po proprio snetire, almeno Di Palma è un medico ed è almeno presentabile. Che poi non è un criminale
Che poi mi chiedo il capo del governo più proficuo di sempre non vede che ci stanno ste persone schierate affianco a lui ???
Perfe' sono camorristi a destra e a sinistra.SONO TUTTI MARIUOLI
Ma presentare Cesaro alla provincia e' esagerato.Se mettono mano agli scandali nella sanita' ,Cesaro se ne fuje e notte ad Hammamet
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Inviato: Mercoledì 14 Ottobre 2009, 8:27
NAPOLI - La dichiarazione non lascia indifferenti: «Sull’assegnazione alla scorta a Saviano, il nostro parere fu negativo». Anche perchè a dire no alle «bodyguards» per l'autore di Gomorra fu il capo della Squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani. «Ho arrestato centinaia di delinquenti - spiega al Corriere della Sera Magazine, in edicola giovedì prossimo - Ho scritto, testimoniato e giro per la città con mia moglie e con i miei figli senza scorta. Non sono mai stato minacciato». E a proposito della scorta assegnata tre anni fa allo scrittore, Pisani racconta: «A noi della Mobile fu data la delega per riscontrare quel che Saviano aveva raccontato a proposito delle minacce ricevute. Dopo gli accertamenti demmo parere negativo sull’assegnazione della scorta». «Resto perplesso - aggiunge - quando vedo scortate persone che hanno fatto meno di tantissimi poliziotti, carabinieri, magistrati e giornalisti che combattono la camorra da anni». E sul best seller tradotto in 43 Paesi, il capo della Mobile dice: «Il libro ha avuto un peso mediatico eccessivo rispetto al valore che ha per noi addetti ai lavori».
«REGOLE DEONTOLOGICHE CONTRO I BOSS» - Secondo il capo della squadra mobile per rapportarsi alla criminalità organizzata bisogna rispettare «delle regole deontologiche» e soprattutto cercare di non dare «un’immagine eroica della lotta alla criminalità» perchè «la lotta alla criminalità è una cosa normale. A cui tutti possono partecipare».
{VeNoM}
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Inviato: Mercoledì 14 Ottobre 2009, 10:38
Senza amicizie di stampo mafioso secondo voi come fanno a farsi eleggere i politici ?
e parlo soprattutto in riferimento agli ambienti provinciali e a uelli comunali dei piccoli paesi (sant'antimo e' da anni nominata come covo mafioso)
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